Arte

Programmare è tecnica, è scienza. Ma è anche arte?
E' una domanda strana: accostare gli aspetti artistici, estetici, ad un campo razionale e freddo come quello della programmazione può sembrare un azzardo.
Certo, alcuni programmi appartengono al mondo dell'arte nel senso che producono risultati artistici, fruibili da umani come se fossero quadri o sinfonie (“computer graphics”, “computer music”). Per esempio, il programma TAUmus è stato scritto da Pietro Grossi nel lontano 1972 proprio per produrre musica con un IBM370.
Si può fare anche con la lingua? Si può fare "digital poetry"? Certamente: si può scrivere - ed è stato fatto - un programma che produca un testo poetico (in cui “poetico” significa che obbedisce a certi vincoli, adeguato a questo o quel canone); o ancora un programma che produca infiniti testi poetici, come Tape Mark I di Nanni Balestrini. Viene polemicamente rotto il legame tra poesia e poeta, tra estetica e creatività individuale, per sottolineare in maniera forzata gli aspetti formali, universali, meccanici, ripetibili della poesia.
Questa è la strada più vicina all'intuizione originale dell'Oulipo, l'officina di letteratura potenziale che ha formalizzato l'estetica dei vincoli.
Quando un software produce un'opera letteraria succede qualcosa di particolare e unico: qui è un testo (un codice sorgente) che produce altri testi. Un software di questo tipo è una metafora generale dell'azione poetica, che è sempre intertestuale e usa testi esistenti per produrre altri testi.
Una variante interessante della macchina che riproduce se stessa è il virus; e infatti sul Virus informatico come oggetto estetico è stato scritto più volte. Un virus è codice puro; il suo scopo è riprodursi, e lo fa entrando in un altro organismo, anche in maniera involontaria. L'organismo ospite, dopo un certo tempo, lo diffonde. Ma non è quello che succede con tutti i testi?

Ma al di là delle poesie digitali, è possibile parlare di un'estetica della programmazione indipendentemente dal valore artistico del prodotto, cioè dal risultato dell'esecuzione del programma?
Si possono scrivere codici sorgenti con un atteggiamento (degli obiettivi, delle tecniche, delle regole) che assomiglia a quello con cui si scrivono testi letterari? Si possono leggere dei codici sorgenti come se fossero opere d'arte?
Qui ci avventuriamo in un campo più complesso, e in questa stanza trovate alcuni tentativi di dare una risposta parziale. Sicuramente gli stessi programmatori parlano spesso della bellezza del codice sorgente, intendendo una qualità che non ha a che fare con la correttezza, la velocità e l'efficienza. Il curriculum di informatica dell'Università di Berkeley si chiama "The Beauty and Joy of Computing":

    We also think that computer programs (not just the pictures that programs can produce)
    can be things of beauty. Yes, programs can also be ugly, if they're long sequences of
    assignment statements with no structure. But good programmers develop a sense of 
    programming aesthetics. 
Source: https://bjc.berkeley.edu/curriculum/
Ma c'è una questione generale: che cosa significhi "arte" e "artistico" non è definito una volta per tutte. Ogni epoca ha avuto la sua definizione di bello e di arte, magari ripresa dalle epoche passate. Perciò quando un programmatore parla della "bellezza" di un codice spesso intende la chiarezza, l'equilibrio, la leggerezza: tutte caratteristiche dell'estetica classica, ispirata all'arte greca del periodo d'oro ateniese, cioè il quinto secolo avanti Cristo. Però basta fare un salto di qualche secolo o di qualche migliaio di chilometri per trovare estetiche completamente diverse, con valori diversi. Basti pensare all'arte medievale del nord europa o quella barocca, che invece si basano su valori completamente diversi: la curiosità, il capriccio, la sorpresa, il contrasto, la pesantezza e l'oscurità.
Ogni definizione di arte però ha qualcosa in comune con le altre: il valore che viene ricercato, creato e riconosciuto pubblicamente.
Così è anche per il mondo dei codici sorgenti. Quello che fa assomigliare la scrittura del codice sorgente alla letteratura e ad ogni forma d'arte moderna è proprio l'essere parte di una cultura artistica. I codici sorgenti, come le opere letterarie, vengono scritti da qualcuno in un certo linguaggio e con un certo strumento; vengono studiati, copiati, distribuiti. Ci sono scuole e modelli, stili e guerre di stile. Ci sono problemi di riconoscimento degli autori e problemi di conservazione degli originali.
Insomma, è l'attività umana che sta intorno alla scrittura dei codici sorgenti ad assomigliare a quella che sta intorno alla scrittura di romanzi o poesie.
In questo senso, la mostra che state esplorando - con le sue stanze che ricostruiscono contesti, presentano gli attori e illustrano gli strumeni - è la risposta.

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Versione: 19/01/2022 - 21:59:51

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